Stalagmiti

Una corona inversa, si frange e si appresta a far da prisma.

Attendo di vedere una danza neon punk schizzare, lenta e spezzata.
Fradicio il sentimento sale allo stomaco, le tempie pulsano il ritmo sordo, intriso di atavica aspettativa.
In questo eterno istante la torcia tremola, personalità sommerse che sobbalzano.
È chiaro!
Non c’è luce… Il ferro in bocca è l’unico segno di vita.
Una molecola di me in più, e il cielo è più vicino.

Merlo

Per ogni tramonto sorge

Che negli occhi si annida, e pungola il pensiero

Con sguardo tenace e becco affilato, vermi e cancrena il pasto.

La terra sorvola e calpesta, ed io mi accompagno nel canto.

È giorno e non son più solo, l’inganno svelato, il pomo dorato alla terra si stende.

Inverso

A volte la luce è così forte che proietta ombre troppo lunghe e buie.

Succede che impauriti, strisciando, ci perdiamo in esse, scordandoci di voltare il capo in un’altra direzione, così da poter nuovamente vedere tutto ciò che invece brilla.

Finché una voce ci chiama e tutto si palesa, solo guardando il volto di una persona amica, solo girandoci per sorridere, camminando verso il futuro di Luce che è dentro.

Pulsazioni

Ho chiuso l’anima e tu eri lì.Da sempre.

Ho aperto di nuovo gli occhi, tu sarai sempre lì. Mentre io volteggio come un derviscio tra lingue dimenticate.

Sfido l’Imperatrice, e affondo tra le stelle che governa. Ed esse si abbassano per farmi annegare di più.

Vampiro ti bacio, risorto nel cuore esangue. Un grido mi eccita, è presagio di caccia.

Sabato

E mi guardi, ma non sai chi.
Ti vedo, tra un velo e l’altro, umido come il bosco d’autunno.
Torreggia la rovina, ti ho rubato le labbra.
Poi la fuga del tempo.
Mi aspettava, lieve ed io affogavo,
il muschio in bocca.
Ma la tempesta non attende,
poi terso il pensiero. Le nubi.
La fiamma dei giganti illumina fin là.

Nel tempo

Lunghe ombre mi celano.
Come di tramonto odora il cammino
e scorgendoti le nebbie si aprono,
mostrando il suo volto vacuo
il tuo ridere graffia tra le nubi.
Solo.
Gracchia e deride, lo sguardo eterno
trafigge la luce assente,
perdo il cuore e accolgo la trasfigurazione.
Caldo e viscido, un nuovo corpo mi avvolge, mi trattiene e mi prosciuga la salvezza.
Infine solo, la luce mi acceca, mi brucia e di dolore mi nutre,
ed è allora che nasco.
E il tempo muore per poter risorgere.

Lunga attesa

Al buio cammino,
tra fiori di Dicentra, in un giardino
di rugiada sanguino.
Profumo di un tè promesso
mi sono perso tra fumose volute
la tana è vuota?
No, non c’entro.
Rossa luce che mi precede illumini
d’argento ed ebano tingi
ciò che sfiori, bruci,
ed io ti desidero.
In questi passi mi volto
nei riflessi pulsanti gli occhi.
Fame nera, accucciata la figura
tra i ricordi di attesa.